Molecole d’acqua ghiacciata sulla Luna: l’annuncio della Nasa non lascia alcun dubbio

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Da quando la NASA, in questi giorni, ha comunicato che avrebbe rivelato una grande scoperta riguardante la Luna, le ipotesi che si rincorrevano sembravano far riferimento a uno degli argomenti più allettanti: la presenza di acqua sulla Luna.

Ebbene, nelle scorse ore il riferimento era ormai chiaro, ovvero che la scoperta riguardasse la Luna e che il merito fosse del telescopio spaziale ad infrarossi SOFIA. Ma cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta e cosa rappresenta esattamente SOFIA in campo astronomico e spaziale. Era la fine di maggio del 2010 quando, per la prima volta, si alzava in volo ed entrava in funzione il telescopio stratosferico SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy) della NASA.

Lo strumento, di 2,5 metri di diametro, scruta l’Universo alle frequenze dell’infrarosso, non orbitando come Hubble, ma volando a bordo di un aereo, un Boeing 747.

SOFIA lavora al di sopra della stratosfera e in questo modo riesce ad ottenere risultati al riparo dal 99% del vapore acqueo atmosferico, che disturberebbe le osservazioni.

Attraverso l’apertura del portellone dell’aereo, SOFIA osserva costantemente e scatta fotografie da una posizione privilegiata e ottenendo, in questi anni, svariati ed importanti risultati, come ad esempio il rilevamento del Vento Galattico ricco di materiale composto da protoni ed elettroni che soffia al centro della Galassia Sigaro (M82).

SOFIA ha inoltre identificato tracce di idruro di elio in una nebulosa planetaria a circa 3.000 anni luce da noi; si tratta della prima molecola che si formò nel cosmo primordiale, appena 100.000 anni dopo il Big Bang, già ipotizzata dai ricercatori ma mai rilevata prima del telescopio volante.

Grazie a SOFIA è stata rilevata la radiazione infrarossa emessa dalle polveri calde del sistema planetario che ruota attorno alla stella Epsilon Eridani, sistema con una stella simile al Sole primordiale.

Questi sono solo alcune delle scoperte che arricchiscono il curriculum vitae di SOFIA, al quale oggi si aggiunge anche questa grande scoperta sulla nostra Luna, di sicuro la più interessante e decisiva.

E così oggi, 26 ottobre 2020, la NASA ha annunciato al mondo che sono state rilevate da SOFIA molecole d’acqua ghiacciata intrappolate tra la regolite presente nel cratere Clavius, uno dei più grandi crateri della Luna visibili dalla Terra, situato nella parte sud-occidentale della faccia osservabile del nostro satellite. «Avevamo indicazioni che molecole di H2O – che conosciamo normalmente come acqua – potessero essere presenti», ha detto Paul Hertz, direttore della Divisione Astrofisica della NASA. «Ora sappiamo che è lì. Questa scoperta pone nuove sfide circa la nostra comprensione della superficie lunare e pone domande affascinanti riguardo risorse utili all’esplorazione dello spazio profondo».

La scoperta dunque di depositi d’acqua fa ben presagire per le future missioni umane sulla Luna, in vista proprio del programma Artemis, che tra qualche anno porterà gli astronauti sul nostro satellite; i depositi d’acqua potrebbero rifornire le future basi di colonie terrestri, tramite la scissione delle molecole.

Il nostro satellite è una continua sorpresa, non smette di incantarci e credo che stasera, un pò tutti, guarderemo la Luna nel cielo con occhi diversi.


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