Borzonasca, nell’entroterra della provincia di Genova, presenta un mistero di cui nessuno è ancora riuscito a dare una spiegazione logica e la pista extraterreste in questa vicenda è molto accreditata, proprio in mancanza di spiegazioni logiche. Su un monte vicino al rifugio Monte Aione, vi è una pietra molto strana che apparentemente potrebbe farci pensare ad un classico menhir di cui la liguria è costellata, pietre issate su terreni a difesa forse di una proprietà privata o di un altro confine o per scopi religiosi. Ma questa pietra presenta un aspetto unico nel suo genere; avvicinandosi con una bussola l’ago devia in modo deciso e toccando la bussola si hanno strani rumori. La teoria più accreditata indica in quella pietra un resto di un meteorite caduto sulla terra e la presenza del magnetismo confermerebbe questa ipotesi. Ma un altro aspetto ha del clamoroso; questa pietra presenta incisi dei graffiti con strani simboli che fanno pensare a graffiti di origine extraterreste e la tradizione indica quel masso come l’accesso a un tunnel sotterraneo, allargando a molte ipotesi il mistero. Forse nulla di tutto questo, forse veramente qualcosa di misterioso avvolge questa vicenda che però fa consapevolmente ragionare su certi fenomeni senza spiegazione. Come può una pietra abbandonato in un luogo impervio deviare un ago della bussola? Da dove proviene tutto questo magnetismo? Perche i graffiti proprio in questa pietra? Domande che probabilmente non avranno risposta e lasceranno anche su questa vicenda, poco nota, molti interrogativi.
L’Abbazia di Borzone
Racchiusa tra profonde valli, a circa sei km da Borzonasca, si cela tra i boschi che circondano le Rocche di Borzone una delle opere più imponenti ed enigmatiche della Liguria. E’ il Volto Megalitico di Borzone, un’antichissima e imponente scultura rupestre, che misura circa sette metri di altezza e quattro di larghezza.
Il volto, che si scorge volgendo lo sguardo a monte lungo la strada comunale che porta alla Frazione di Zolezzi, fu scoperto durante un sopralluogo del Comune di Borzonasca per la costruzione della strada carrozzabile nel 1965.
L’eccezionale ritrovamento fu riportato sui quotidiani locali, tra cui il Corriere Mercantile, che uscì con un articolo in merito il primo febbraio di quell’anno. La scultura è stata interpretata in un primo momento come l’effigie di Cristo. Secondo questa teoria si tratterebbe di un voto dei monaci Benedettini della vicina abbazia di Sant’Andrea per la avvenuta cristianizzazione della vallata, il che collocherebbe la realizzazione del Volto nel Medioevo. A suffragio di quest’ipotesi c’è una leggenda secondo la quale, una volta all’anno, gli abitanti della valle usavano radunarsi al cospetto della scultura per venerare e ringraziare il Signore. Stando sempre alla leggenda, quando i frati si allontanarono dal monastero anche la tradizione decadde e il Volto fu dimenticato.
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Attualmente le ipotesi sulla sua creazione sono ancora controverse, ma si tende a far risalire la scultura a un tempo molto più antico, in particolare al Paleolitico superiore, che data l’incisione rupestre tra il 20.000 e il 12.000 a.C. C’è incertezza anche su alcuni particolari della raffigurazione; per esempio ci si chiede se, come appare, il volto sia incorniciato da capelli e una sorta di copricapo, e se sia un uomo o una donna. Se infatti il Volto risalisse al Paleolitico, si tratterebbe molto probabilmente di una divinità, che potrebbe essere tanto maschile quanto femminile, se fosse stato opera di una società matriarcale. Uno studioso ha ipotizzato inoltre che il retro della scultura, coperto dalla fitta vegetazione, potrebbe celare un’altra immagine, dato che il bifrontismo è frequente nelle sculture antropomorfe del Paleolitico. In attesa che il Volto venga studiato a fondo da esperti, resta il mistero ad avvolgere la realizzazione e il significato della scultura, che sembra vigilare dall’alto sulla vallata del Penna e sulle antiche vie di comunicazione che collegavano il Tigullio alla Pianura Padana.
Francesca Vulpani

